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30/09/2004 - "Desiderio comunitario" - articolo tratto da "Aesse - Azione Sociale" n.9/2004

Comunità unite da un santo. Associazioni che si mettono in rete. Un turismo innovativo alla scoperta della solidarietà europea. Questo quanto emerge dal progetto del Cast, organizzazione di cui fanno parte anche le Acli liguri.


Un santo che prende per mano l’Italia, la Francia, la Svizzera e la Germania e le unisce insieme per secoli. Questa potrebbe essere la storia di San Desiderio, nato vicino Genova, divenuto a metà del IV secolo vescovo di Langres in Francia e adorato, dopo il martirio, in oltre cinquanta località. La scoperta è frutto di un progetto, “Sulle orme di Desiderio”, voluto e realizzato da un consorzio di enti ed associazioni tra cui le Acli, in occasione dell’iniziativa “2004 – Genova capitale europea della cultura”. Il progetto prevedeva la valorizzazione dell’alta Valle Sturla, un censimento di tutti i luoghi accomunati dalla venerazione per il santo e la preparazione di attività che facessero scoprire le radici culturali comuni ai diversi popoli. “È stato un lavoro iniziato alcuni anni fa in modo del tutto informale – racconta Claudio Basso, vicepresidente provinciale delle Acli liguri – L’idea era quella di far collaborare insieme organizzazioni normalmente molto gelose della loro autonomia operativa. Ognuno, invece, ha messo poi un po’ del suo in termini di strutture e di organizzazione. Molto intenso è stato il lavoro dei ragazzi dell’Agesci che hanno iniziato l’attività e se la sono vista crescere tra le mani, settimana dopo settimana; hanno realizzato un sito internet; si sono collegati alle associazioni scout svizzeri francesi e belgi, che sono poi entrate in contatto con associazioni del mondo francofono”.
Quando il Centro ligure per il volontariato ha promosso il bando, questo gruppo di lavoro informale si è riunito in un’associazione, “Il cast di Desiderio”. “Con questo nome, acronimo di Cultura, arte, storia, tradizioni – spiega Basso – volevamo indicare sia la strada da percorrere, sia dare l’idea di un piccolo gruppo in cui ciascuno recita una parte”. Anche il nome del progetto, “Sulle orme di Desiderio”, ha una storia particolare: eliminare il “San” voleva dire sottolineare l’aspetto umano del personaggio, il suo viaggio, la sua ricerca che lo ha portato dall’Italia alla Francia, dalla condizione di contadino a quella di vescovo, alla scoperta di altri popoli. “Tramite Desiderio i giovani hanno potuto scoprire cose che non conoscevano, confrontare le diverse tradizioni e sentire più vicina l’unione dei popoli europei. Nello stesso tempo sono potuti entrare in contatto con il Congo, la Polinesia francese, il Libano che, hanno inviato elogi, informazioni, richieste di ripetere l’iniziativa negli anni successivi”, spiega Basso. Desiderio dunque, santo locale, è divenuto il filo rosso che ha unito paesi e persone disposti ad aprirsi per capire le usanze dell’altro. Il lavoro però è stato piuttosto lungo, non tanto per i giovani sempre pronti all’avventura e a confrontarsi con l’ignoto, quanto per gli adulti, che stentano a comprendere il concetto di Europa. In particolare alle periferie delle grandi città, dove è difficile comunicare con il centro cittadino o con le atre regioni. È stata dunque necessaria un’opera di sensibilizzazione. “Siamo stati una delle zone comunali in cui i commercianti hanno contribuito di più esponendo manifesti e volantini grazie ai quali la popolazione ha potuto conoscere e partecipare agli eventi che stavamo organizzando. Con incontri e dibattiti – ricorda Basso – abbiamo cercato di spiegare il progetto. Molti seminari hanno riguardato la diffusione del cristianesimo in Europa nei primi secoli e le vie medievali dei pellegrini, perché abbiamo trovato che gran parte delle località coinvolte sono situate proprio sulle grandi vie di comunicazione dell’epoca, la via francigena o la via giacomea, diretta a San Giacomo di Campostela. Alcune lezioni, invece, preparavano i volontari a dare informazioni di base in inglese e francese, ad accogliere tutti i visitatori previsti per la manifestazione più importante: tre giorni di festa patronale, tra processioni, sacre rappresentazioni con pubblico itinerante, visite alla zona antica di Genova e cene con piatti tipici”. E di ospiti ne sono arrivati tanti: 250 persone provenienti da 3 paesi europei, 1100 i pasti serviti, tantissime le esigenze da soddisfare. “Gli ospiti sono arrivati il venerdì – ricorda Basso – sono stati accolti dal sindaco di Genova poi hanno visitato la città antica. Il sabato mattina si è svolto un convegno di studi sulla storia di san Desiderio, sulla sua figura e sul significato della diffusione del cristianesimo in Europa come rete di relazioni tra i popoli. In contemporanea, per i più giovani, gli scout avevano organizzato una caccia al tesoro, per scoprire le ricchezze artistiche del centro storico. In serata si è tenuta la tradizionale processione. La serata si è conclusa con una grande cena in piazza a base di cibi tradizionali. La domenica mattina poi un altro evento straordinario: grazie ad una compagnia di teatro di strada sono stati proposti sette momenti della vita di Desiderio con il pubblico itinerante. Le scene rappresentate erano l’incontro dei messi di Langres con Desiderio, il suo dialogo con un eremita che lo consiglia sul da farsi, il suo arrivo a Langres e la sua incoronazione a vescovo, la scena del martirio e poi la scena della riesumazione del corpo a Langres; e, infine, la scena finale di quando nel 1651 la repubblica di Genova ottenne dal vescovo di Langres il dono di una reliquia da venerare”.
“Senza la volontà e l’entusiasmo degli scout – continua Basso – sarebbe stato molto problematico riuscire a organizzare il tutto. L’iniziativa, però, si è caratterizzata per essere partecipata e corale. Tutti hanno contribuito anche se è stato difficile delineare i compiti di ognuno. Le pubbliche assistenze hanno messo a disposizione i pulmini per portare le persone, il circolo delle Acli di san Desiderio ha collaborato soprattutto fornendo le sue strutture e fornendo un collegamento con la parrocchia, il cui parroco, seppur anziano, è stato molto attivo e ha dato ampia disponibilità per la realizzazione di quest’iniziativa. C’è chi si è occupato dell’animazione sul territorio, di coinvolgere i volontari, chi ha fornito le sedi per le riunioni, chi ha distribuito i volantini. Anzi la difficoltà è stata proprio quella di non legare la manifestazione ad un’associazione specifica, ma evidenziare il lavoro di tutti”.
Una manifestazione che si è dunque dimostrata innovativa per molti aspetti: dal rapporto che si è creato tra associazioni diverse, al coinvolgimento della popolazione, all’impatto che ha avuto questa iniziativa all’estero. “Siamo riusciti a far lavorare insieme per un progetto comune diversi gruppi – conferma Basso – ma non basta un’iniziativa, per quanto significativa, a creare una rete. Proprio a questo tendeva uno dei corsi di formazione organizzati. Si chiamava “Europei come Desiderio”, anche per giocare sul doppio senso: essere nello spirito del personaggio, ma anche averlo dentro come desiderio di voler essere una comunità. Su questa stessa lunghezza d’onda faremo altre iniziative per continuare a collaborare. Stesso discorso vale anche per i rapporti di amicizia iniziati con i paesi stranieri: il parroco della chiesa di San Desiderio di Avignone, per esempio, ha detto che l’anno prossimo invierà una delegazione per la festa patronale e ci ha invitato ad andare a trovarli nella loro città. In autunno organizzeremo un primo viaggio ad Avignone per prendere contatti e poi potremmo anche organizzare un torneo di calcio insieme o qualsiasi altra attività che possa riavvicinarci agli amici che abbiamo incontrato. I semi per la costruzione di una rete europea sono stati gettati”.
Sono tutte soddisfazioni, che dimostrano la bontà del progetto: attirare gente non solo con i concerti e le mostre, ma anche ripercorrendo una storia comune. “Un’altra soddisfazione l’ho avuta quando, dopo due mesi dalla festa patronale, abbiamo invitato il coro di Mont Claire di Langres in occasione delle festa della musica. È stato straordinario vedere il coro della cittadina dove Desiderio era vescovo cantare Il Messia di Hendel nell’abside della nostra chiesa, dove è dipinto il martirio del Santo, avvenuto proprio a Langres”.
Ricchi di idee e di esperienza, gli organizzatori sono dunque pronti a partire con qualche altro progetto per allargare sempre di più i “confini” europei.

Maria Chiara Sabato
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