| IV Secolo |
| - San Desiderio di Genova e di Langres |
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Nato in un villaggio vicino alla città
di Genova, nell'alta Valle Surla, chiamato a quei tempi Fràvega
(dal latino "fàbrica", diventato nel linguaggio popolare
"fràbica", da cui "fràvega"), fu
nominato Vescovo di Langres. Era una città francese di origini
così antiche ("Antemantum" o "Antemantunum",
in riferimento alla sua ubicazione su un poggio elevato) che divenne,
ai tempi dei Celti e dei Romani, capitale dei Lingoni.
Nell'anno 345 muore il secondo Vescovo, Giusto (il primo Vescovo,
Senatore, morì nel 320). Non trovando accordo sulla persona
da scegliere, il popolo inviò alcuni rappresentanti a Roma
perchè fosse il Papa stesso a nominare il loro Vescovo. Lungo
il viaggio incontrarono, nei pressi di Genova, Desiderio e, da alcuni
segni prodigiosi, capirono che quell'uomo sarebbe stato il loro Vescovo.
Sant'Atanasio (Patriarca di Alessandria, 296-373) lo cita nella sua
"Apologia contra arianos (37)" e ciò ha indotto alcuni
agiografi ad inserirlo tra i partecipanti ai concilii di Colonia e
di Sèrdica (ora Sofia), che in realtà si sono svolti
prima del suo ministero: Colonia 346 e Sèrdica 343. Durante
l'invasione dei Germani (355-357), respinta alla fine da Giuliano
l'Apostata (nipote di Costantino il Grande, 331-363), diede la vita
per salvare il suo popolo. Le molte intitolazioni in suo onore di
località e di chiese testimoniano la diffusione della devozione
al Santo. Nella "Vie et passion de S.Didier", scritta a
Langres nel 1482, Guillaume Flamant definiva il Santo "sers au
pays de sa naissance, né de Genes sur la mer" e gli Statuti
della "Confrérie de St. Didier", istituita nel 1354,
narrano che i messi langresi andati a Roma per l'elezione del loro
vescovo "en un pays arrivèrent auprès de Genes
d'aventure et illeic Didier trouvèrent" (manoscritto Biblioteca
di Langres, n. 65). La città di Langres lo elegge suo protettore
e ne celebra il 23 maggio la festa, che nel 1469 il Vescovo Guido
rende di precetto. Il Vescovo Guglielmo, nel 1314, colloca le sue
reliquie in un'arca d'argento all'interno di una cappella e poi di
una chiesa dedicata a Lui, nel secolo scorso trasformata in un museo.
Nel 1647 una parte delle reliquie viene donata alla città di
Avignone. A Genova le prime tracce della tradizione appaiono in Vincenzo
Bellovacensis (secondo quanto riportato da Agostino Schiaffino). I
documenti attestano che esiste, nella località in cui nacque
e visse, una chiesa intitolata a san Desiderio già dal 1158
come chiesa "suffraganea" della chiesa di Bavari ed è
certa l'esistenza, almeno fino al 1437, di un Oratorio dedicato a
san Desiderio nelle vicinanze della Cattedrale di San Lorenzo. Nel
1651 il card. Stefano Durazzo, Arcivescovo di Genova, chiede al Vescovo
di Langres ed alla Confraternita di San Desiderio il dono di una reliquia.
San Desiderio era invocato come vendicatore dei giuramenti falsi e
come protettore nei parti difficili. Era inoltre citato come Santo
protettore negli Statuti dei pittori e dei maestri di scuola, nonché
dei calzolai e dei "pàteri" (negozianti di stoffe
preziose). |
- L'eremita e la sua grotta |
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Dalle notizie biografiche sul Santo apprendiamo
che egli era solito frequentare la compagnia di un Eremita per avere
insegnamenti e consigli. Questo Eremita viveva in una grotta sopra
Fràvega. Si racconta di lui che, incontrati presso la sua grotta
i rappresentanti di Langres alla ricerca di un nuovo vescovo, predisse
loro che colui che sarebbe stato in grado di far fiorire il proprio
bastone, piantandolo in terra, sarebbe stato il futuro porporato della
loro città. I langresi incontrarono da lì a poco il
pastore Desiderio, gli chiesero di piantare il suo bastone che, prodigiosamente,
fiorì, deputandolo Vescovo di Langres. Ancora oggi esiste il
luogo in cui soggiornò questo saggio eremita e, protetto da
un cancello, è tuttora visibile all'interno della sua grotta
la pietra su cui l'Eremita pregava inginocchiato. Il sasso porta ancora
i segni dei solchi lasciati dalle ginocchia del saggio romito nell'atto
di pregare. |
- La reliquia di San Desiderio |
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Nel 1651 il card. Stefano Durazzo, Arcivescovo
di Genova, chiese al Vescovo di Langres ed alla "Confrérie
de Saint Didier" il dono di una reliquia.
Racconta il Calcagnino:
"E poiché Genova non godeva parte alcuna, benché
minima, delle sue sacrate spoglie corporali, onde le veniva in gran
parte scemata la contentezza di essergli stata Madre originaria, l'Eminentissimo
Cardinale Stefano Durazzo Arcivescovo, e il Reverendissimo Capitolo,
e Canonici di essa l'anno 1651 procurarono di farne acquisto, et accrescere
questo sacro ornamento alla Chiesa et alla Patria commune col mezzo
del Marchese Giannettino Giustiniano, Patritio Genovese attuale Ministro
della Corona di Francia in Italia, persona non meno accetta al Re
che al Regno."
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- Foto Cattedrale San Lorenzo |
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L'iscrizione nella sala del Capitolo del
Chiostro di San Lorenzo dice:
DlVI DESIDERII GENUENSIS LINGONENSIUM PRAESULIS ET MARTYRIS VERTEBRA
QUAE INTER SACRA HUIUS METROPOLITANAE LIPSANA COLITUR THESAURUS REGUM
REGNIQUE GALLIAE FUIT.
LUDOVICUS XIV IOANNETINO IUSTINIANO PATRICIO GENUENSI DE SE ET LUDOVICO
PATRE OPTIME MERITO PARUM RATUS MARCHIONIS DlGNITATEM CONTULISSE PARTEM
HANC REGIS PENE CORDIS UT ADDERET AB EODEM VOLVIT IMPETRARI EMINENTISSIMO
ET REVERENDISSIMO STEPHANO CARDINALI
DURATIO GENUAE ARCHIEPISCOPO AC REVERENDISSIMO CAPITULO ET CANONICIS
DONO DANDAM.
QUl BENEFICIIS MEMORES RELIGIOSISSIMO CIVI ANNUUM PERPETUUMQUE SACRIFICIUM
SPOPONDERUNT: UT IN ACTIS
IO. BAPTISTAE BADARACI NOTARII DIE III JULII 1654.
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- Palazzina Porto Antico |
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Nel quartiere Millo, al Porto Antico,
uno dei magazzini per le merci sbarcate al Molo Vecchio porta il nome
di "Palazzina San Desiderio".
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| Risorgimento |
| - La casa di Giuseppe Mazzini |
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Giuseppe Mazzini (1805 - 1872), che a San
Desiderio fu allattato in questa casa, era solito trascorrere l'estate
con la sua famiglia in Alta Valle Sturla. Anche qui frequentò
i fratelli Ruffini, con cui aveva intrecciato stretti rapporti nel
periodo studentesco. Fondatore della Giovine Italia a Marsiglia e
della Giovane Europa in Svizzera, a San Desiderio e a Genova cominciarono
ad essere elaborate le sue teorie. Fervente patriota, rivoluzionario
e uomo politico, Mazzini fu costretto molte volte a nascondersi per
il fallimento dei vari tentativi insurrezionali. Arrestato e imprigionato
nel 1870, trascorse l'ultimo periodo della sua vita a Pisa sotto il
falso nome di Brown.
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- La casa dei fratelli Ruffini |
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Come ricorda la lapide del 1880, i fratelli
Giovanni (1807 - 1881), Iacopo (1805 - 1833) e Agostino (1812 - 1885)
Ruffini si recavano con la famiglia a trascorrere l'estate a San Desiderio,
nella casa vicino alla chiesa parrocchiale, oggi Villa Galleano. I
fratelli Ruffini furono, insieme a Mazzini, tra i protagonisti del
Risorgimento italiano per l'indipendenza e l'unità del Paese.
Giovanni fu patriota e scrittore, esule a Marsiglia, Londra e Parigi.
Di spirito romantico, riuscì a dare nei suoi romanzi, accanto
agli amori e agli intrighi, un'immagine vibrante dell'Italia, percorsa
dai primi fermenti liberali e affascinata dagli ideali mazziniani.
Iacopo fu carbonaro e affiliato alla Giovine Italia; arrestato, si
suicidò nella sua cella nella torre del Palazzo Ducale di Genova,
per non compromettere i suoi compagni di fede. Agostino, esule con
Mazzini in Francia, Svizzera ed Inghilterra, rientrato a Genova dopo
un esilio quindicennale, fu nominato provveditore agli studi.
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| Novecento |
| - La Plinthos |
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Nei primi anni del '900 la presenza di notevoli
quantità di argilla rossa portò ad uno sfruttamento intensivo
del territorio con l'attività di cava e le fornaci della "Plinthos",
che fornì mattoni e piastrelle per importanti opere pubbliche.
Nel secondo dopoguerra, la fabbrica arrivò ad occupare 350 addetti,
attirando una forte immigrazione da varie regioni italiane.
San Desiderio ha rappresentato quindi un' eccezione all'interno del
contesto più ampio in cui è inserito, il Levante genovese
(caratterizzato in prevalenza da insediamenti residenziali e borghesi,
contrariamente al Ponente cittadino, industriale e operaio). L'alta
Valle Sturla, nella seconda metà del Novecento, è stata
caratterizzata da questa intensa attività industriale, con
tutti i risvolti sociali (nuove possibilità occupazionali,
susseguente immigrazione da altre regioni italiane, integrazione e
coesistenza tra immigrati e abitanti locali, ecc.) del tutto simili
a quelli vissuti nel Ponente genovese.
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